Ultima modifica: 8 febbraio 2019

Lo scettro

di Federica F.

 

Come tutti gli anni Thomas stava scrivendo la sua letterina, nella quale descriveva il giocattolo che, secondo lui, era il migliore di tutti. Per lui quella non era una semplice lettera, bensì un vero e proprio documento per convincere Babbo Natale a portargli il dono che aveva scelto. Aveva un bellissimo francobollo da attaccare sulla busta e, una volta finito e messo l’indirizzo “Babbo Natale – Polo Nord”, avrebbe dovuto appenderla a un ramo del “suo” albero per farla trovare a uno degli elfi aiutanti di Babbo Natale.

Il “suo” albero non si trovava né nel suo giardino né nella sua città. Quella pianta che a Thomas sembrava così speciale era in un grande parco, precisamente nel “Rose Park”. Non si sa se per una coincidenza, nel francobollo era raffigurato quell’albero, circondato dalle rose. Quel francobollo era stato regalato a Thomas assieme a un libretto e a dei cioccolatini in una scatola di latta. Gli era stato donato dai suoi nonni, quando si erano trasferiti in un’altra città nelle vicinanze di quel parco.

Per la prima volta in vita sua Thomas era felice di andare a trovare i nonni e corse subito al piano inferiore per chiedere ai suoi genitori se potevano partire subito per la classica settimana che ogni Natale doveva trascorrere con il nonno e la nonna. La madre e il padre di Thomas, che erano abituati a doverlo tirare per un piede per farlo salire in macchina, acconsentirono senza fare domande. Thomas prese la letterina ma, quando la girò, notò che era senza francobollo, anche se era assolutamente sicuro di averlo attaccato. Distratto dal richiamo dei genitori il bimbo non ebbe neanche il tempo di cercare il francobollo e, rassegnato, salì in macchina. In men che non si dica tutti e tre erano in auto con le cinture allacciate.

Circa due ore dopo Thomas si trovava a casa dei nonni, in una camera piccola, ma bella. Si infilò a letto e si addormentò subito, ma dopo alcune ore di sonno si svegliò. Pur sapendo che era ancora notte, Thomas si mise una tuta, infilò le scarpe da ginnastica e, cercando di fare meno rumore possibile, si avviò verso il parco. Quest’ultimo non distava molto, ma era notte inoltrata e Thomas era così assonnato che sbagliò strada per ben due volte, cosicché il tragitto gli parve infinito. Appena arrivato al parco, vide un bagliore accecante. Più Thomas si avvicinava, più la luce sembrava aumentare. Quando mancava solo qualche metro, sporse il braccio e, appena toccò il punto dal quale sembrava provenire la luce, sentì un brivido di freddo attraversargli la schiena. Chiuse gli occhi e oltrepassò quella che sembrava una porta per un’altra dimensione. Quando lì riaprì, vide un castello pieno di lucine verdi e rosse, con accanto una grande casa completamente grigia. In lontananza riusciva a intravvedere delle luci colorate che danzavano da una parte all’altra. A differenza di quello che si può pensare, Thomas notò che la scena non trasmetteva né gioia né divertimento, bensì odio e rabbia. Dopo essersi avvicinato ancora un po’, Thomas si accorse che due sagome scure stavano lottando, scagliandosi contro magie molto potenti. La prima figura era bassa e un po’ grassottella: era Babbo Natale. La seconda invece era piuttosto alta e molto magra.

Improvvisamente Thomas inciampò in qualcosa e quasi cadde. Era un oggetto duro e lucente: uno scettro dorato incastonato di pietre preziose. Non sapeva che fare: era di Babbo Natale? Se lo avesse preso la persona sbagliata? E se senza lo scettro Babbo Natale fosse morto?

Mentalmente Thomas continuava a chiedersi se era il caso di prenderlo oppure di lascarlo dove lo aveva trovato. Alla fine lo prese e lo nascose dietro la schiena. Poi si girò, perché un elfo gli stava tirando una manica per offrirgli una caramella. Thomas era molto affamato, perciò la accettò. Purtroppo appena la mise in bocca, si sentì molto stanco, tanto da dover chiudere gli occhi per un momento. Quando li riaprì, si ritrovò di nuovo al parco. In preda al panico, corse di nuovo verso la porta magica e la attraversò: era tornato al Polo Nord. Dopo aver tirato un bel pugno all’elfo che gli aveva offerto la caramella Thomas sapeva cosa fare. Si mise a correre verso Babbo Natale e, quando vide che si era accorto della sua presenza, gli lanciò lo scettro. Babbo Natale lo afferrò e lo puntò verso la sagoma scura che, colpita da un raggio di luce, immediatamente si dissolse e scomparve. La magia del Natale aveva vinto, tutti i bambini del mondo la mattina seguente avrebbero trovato i loro regali sotto l’albero!

Thomas era molto contento di aver aiutato Babbo Natale ed eccitato per la grande avventura vissuta quella notte. All’improvviso si ricordò della sua letterina. Frugò nella tasca, la prese, allungò la mano verso Babbo Natale e… sentì un rumore “BIP – BIP – BIP”. Sembrava… la sveglia ?!?

Thomas si alzò dal letto di corsa, scese le scale e urlò: “Nonno! Nonna! Non indovinerete mai cosa ho sognato!”.

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